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TEMI DEGLI INCONTRI

12 dicembre 2006  - Il valore della Famiglia

06 dicembre 2006  - Di quale Famiglia vogliamo parlare?

28 novembre 2006 - La Sacralità della Famiglia

 

 
   
 

 

IL VALORE DELLA FAMIGLIA

Relatore: Padre GIANCARLO BRUNI - osm
              Comunità di Bose , docente di ecumenismo pressola Facoltà Teologica Marianum di Roma

 

Entriamo subito nel vivo del tema e il contesto ci aiuta a leggerlo da un preciso punto di vista che è quello di un amico che viene da lontano. Questo amico, che viene da lontano, si chiama GESU' di Nazareth.

Io lo leggo così. Non sono che un uomo che vive la sua vita e cammin facendo, come ai discepoli di Emmaus, può accadere di trovarsi a fianco Qualcuno che cammina con te e che ha una parola da dire a te.

 

C'è una parola sua a proposito di questo tema, che è il tema della coppia, della famiglia.

Qui si potrebbe partire da molti punti di vista. La “Mostra sulla Sacralità della Famiglia” mi ha suggerito che un punto di partenza potrebbero essere le icone. Vi sono delle icone nelle quali la coppia, la famiglia può riconoscersi. E che cosa dicono queste icone? Teniamo conto di questo punto di partenza, ma iniziamo con il dire che un discorso sulla “Sacralità della Famiglia” va e può essere unicamente compreso, sufficientemente bene, all'interno della esperienza della fede; e l'esperienza della fede è l'esperienza di un Dono...Ciò che caratterizza il cristianesimo è l'orizzonte del Dono; tutto è grazia, tutto è Dono.

 

Dono è essere incontrati, senza merito alcuno, da Dio.

 

E Dono è capire che tutto è grazia. Già questo qualifica la coppia e la famiglia. Dono di Dio è la sposa allo sposo, Dono di Dio è lo sposo alla sposa. Dono di Dio sono gli eventuali figli e, come tutti i doni, vanno custoditi; per cui il marito è l'angelo custode della moglie e la moglie è l'angelo custode del marito e ambedue lo sono degli eventuali figli. I Doni vanno custoditi, i Doni vanno ringraziati.

Chiedetevi quante volte ringraziate Dio del dono del vostro partner o del dono dei figli?

Ecco che entriamo nel cuore delle icone, un dono che è chiamato a leggersi, ma a leggersi alla luce di che cosa? Immaginiamo di essere in una galleria d'arte, entra una coppia, magari con i figli. E si fanno una domanda: da dove veniamo? Dove andiamo? E quale è il modello della nostra unione?

 

Allora questo Amico, che viene da lontano e che si chiama Gesù di Nazareth, dice:

“Ecco guardate l'icona della Trinità… (Avete presente la Trinità di Andrei Rubliov, l'icona delle icone, bellissima)…Allora dice: guardate questa icona e rispondete ora alle domande che vi siete fatte e riflettete.

Marito, moglie e eventuali figli si interrogano: da dove veniamo noi come nucleo? Ecco la risposta:

“Venite dal Padre per il Figlio dello Spirito Santo. Venite da Dio.”

Dove andiamo?

“Andate per il Figlio dello Spirito Santo, andate a Dio!”.

Come modelliamo la nostra unione?

“A immagine della Trinità, uniti e vicini nella reciprocità e nell'amore”.

 

Vedete, il nostro Dio si incarna, è un solo Dio, ma si incarna.

Padre, con viscere materne, che ama. Figlio che dà la Grazia, lo Spirito Santo, che apre la comunione. Ecco, la famiglia è l'icona della Trinità. E' chiamata a diventare una unità nella distinzione, nella distinzione dei volti, delle persone, dei ruoli, e dei grandi mali: il male della fagogitazione, quando il marito mangia la moglie o la moglie mangia il marito.

No, una unità nella distinzione dei volti, dei corpi, della psiche, dei cuori e dell'anima.

 

Consiglio sempre: abbiate in casa l'icona della Trinità e guardando la Trinità vedete il vostro mistero, il mistero dell'origine. E' Lui che vi ha fatto incontrare.

Il mistero dell'approdo, è verso di Lui che si cammina, è il mistero della figura della coppia, della famiglia. Una unità oltre l'uniformità e una distinzione oltre la separazione.

Né uniformi, né separati, ma uniti nella distinzione e nell'amore.

Se poi nasce un problema, è ancora la Trinità il modello della famiglia.

Lo dice la struttura “unità nella distinzione” dove non ci sono padri padroni e madri matrone e figli che comandano.

Questo Amico poi presenta se stesso, perché la coppia, la famiglia, gli fa' la domanda:

“Va bene una unità nella distinzione, nell'amore, ma che tipo di relazione dobbiamo stabilire fra di noi?”

Allora questo Amico, che si chiama Gesù, ci dice una cosa: “Il tipo di relazione che dovete stabilire tra di voi è questo: comportatevi tra di voi alla stessa maniera che Io, dice il Signore, mi comporto con voi”.

 

Chiedete: come sta Dio in Gesù davanti a voi, alla coppia?

Vi do alcuni esempi: innanzitutto sta' davanti a noi, come in questo momento io sto davanti a voi e voi state davanti a me. Sapete cosa vuol dire questo?

Stare davanti a qualcuno vuol dire che io lo riconosco come persona distinta da me, diversa da me, lo riconosco come un soggetto.

Per cui Dio sta davanti a noi, in Gesù, non come quello che ci mangia, che ci fagocita negandoci.

E la risposta al panteismo, di un Dio che fagocita, che ci mangia, l'unica risposta seria è l'ateismo, che in questo caso vuol dire: per poter respirare io ho bisogno che tu ti tolga di mezzo. (Non so se è chiaro il discorso)

 

Guardate che queste cose hanno a che fare con i nostri rapporti.

Quando si vuole possedere una persona e quando si vuole proprio quasi mangiare questa persona, la reazione è: me ne vado distante, voglio respirare.

Questo capita anche nelle comunità monastiche, suppongo capiti anche tra marito e moglie; quindi quando uno sente il fiato sul collo non sta bene.

 

Allora stare davanti vuol dire: ti riconosco sposo, ti riconosco sposa, ti riconosco figlio, come altro da me. Il riconoscimento della alterità della relazione è fondamentale. e, quello che Dio fa con noi.

Per cui anche quei discorsi che a volte facciamo nella vita spirituale, del tipo “…vorrei essere una goccia che si perde nell'oceano...” credendo di fare i mistici, in realtà non facciamo un discorso religioso serio, perché Dio non vuole gocce che si perdono nell'oceano (sa che siamo piccoli, ma con una identità).

Il rapporto di Dio con noi, in Gesù Cristo, è un rapporto di alleanza, dove Dio è il primo a rispettare tutti a rispettare la coscienza.

Il nostro Dio in Gesù si è posto un limite, sapete qual'è il limite?

Che Dio non valica mai la coscienza della creatura umana. “Io sto alla porta e busso. Se qualcuno mi apre verrò a lui e cenerò con lui”.

Dio bussa, lo rispetta al punto tale che se ne va e non gli punta il dito addosso, ma piange, piange come un'amante che non è stato capito.

Gesù sta davanti a noi Lui ci dice il Suo nome e rispetta il nostro nome. (è molto importante nella Bibbia il nome).

E allora ecco che cosa ci dice: “State l'uno davanti all'altra, l'altra davanti all'uno, così, rispettandovi nella vostra diversità”.

 

Io vi parlo da un punto di vista che ho presente, anche della vita comune di tipo monastico, però certi dinamismi sono poi i medesimi, sono i dinamismi di chi vive insieme.

Noi diciamo: “Bisogna stanarci”. Siamo portati a chiuderci nella propria tana, si diventa pigri e poi si fa passare la pigrizia per virtù. Nella vita di relazione di sottili e fini menzogne è pieno il tessuto del rapporto.

“Stanarci” vuol dire che l'uno deve aiutare l'altra, l'altra deve aiutare l'uno e eventualmente i figli a essere se stessi. Questo è il problema.

 

A volte diciamo, come nella vita comune, io mi aspettavo un'altra comunità – io mi aspettavo un'altra moglie – io mi aspettavo un altro marito; é la stessa cosa, ecco vuol dire che non avevamo sposato né una comunità reale, né un marito né una moglie reale, avevamo sposato un ideale di donna, un ideale di uomo che a un certo punto non ci sono più.

Momento propizio questa crisi, finalmente siamo qualcosa di concreto!

Non si ama un virtuale che ci eravamo creati, per cui poi a un certo punto non corrisponde più all'idea che noi ce ne eravamo fatti.

E quindi questo ci dice Gesù: “State davanti come Io sto davanti a voi”.

 

La seconda riflessione é: Camminando insieme, facendo strade insieme, come si chiama Gesù: “Emanuele “, Dio con voi” Quindi sta davanti a noi con noi, cammina insieme a noi, fa la strada con noi, ecco la dimensione della compagnia.

Compagno deriva da cum pane - condivisione del Pane… - Pane spezzato.

Quindi, vedete come è la figura della coppia? Si viene delineando proprio guardando queste icone. Abbiamo visto quella della Trinità; grandi, uniti e distinti nell'amore e nella reciprocità.

 

Poi se vogliamo sapere qualche cosa di più sulla reciprocità dell'amore, l'altra grande icona è quella di Cristo, come sta davanti a noi e sta in nostra compagnia, camminando con noi…, non contro di noi…, non a lato di noi…, ma con noi.

 

Allora ecco il Dono, la coppia. Dio dona l'uno all'altra, rispettatevi nelle vostre diversità, siate una compagnia che fa strada insieme. Come dice Qoélet: “ nella vita meglio essere in due che soli”.

 

Queste sono le cose che ci racconta un Amico.

Poi ci sono cose che ci aprono gli occhi e ci fanno riflettere sulla nostra esperienza personale. E quindi entriamo nella categoria della compagnia, condividendo i bisogni fondamentali.

 

Quali sono i bisogni fondamentali? Quelli che chiediamo quando diciamo il Padre Nostro: “Dacci oggi il nostro Pane quotidiano”. Il Pane è la metafora dei nostri bisogni. Ve ne elenco cinque: noi abbiamo bisogno di Pane, noi abbiamo bisogno di sonno, noi abbiamo bisogno di gioco, noi abbiamo bisogno di amore, noi abbiamo bisogno di pensare. Non è poco.

Due camminano insieme…e condividono, diventano gli angeli custodi reciproci, attenti a che non manchi il necessario quotidiano. Io non auguro mai ai miei amici né la miseria, perché nella miseria bestemmiano, né la ricchezza, perché nella ricchezza ci si dimentica di Dio e si diventa tonti.

Io chiedo al Signore una vita di povertà dignitosa. Capite?

Allora ecco si condivide insieme, si cammina insieme e si è attenti che ciascuno abbia il suo necessario di pane, di riposo.

E' importante! E' la tradizione ebraico-cristiana che introduce la nozione di riposo, per interrompere questa ideologia del lavoro continuo.

“Il sabato non lavorerai tu, non lavorerà la terra, non lavorerà l'animale. Contempla un fiore, contempla il volto di tua moglie, contempla il volto di tuo marito; leggete insieme una pagina della scrittura, fate un cibo diverso, vivete il gratuito, finalmente qualcosa che non è utile, che non serve.

 

Quindi condividere. Condividete il gioco, cioè vivere momenti di gratuità. L'amore Dono di Dio. Siate felici. Dio gioisce quando gli sposi si amano e condividete il pensare. Io su questo insisto molto oggi. E' un problema serio.

 

Noi dobbiamo pensare! Che senso ha la vita? Mi fermo….do tempo a spazi di solitudine e di silenzio…L'eremo in casa propria.

La paura che oggi abbiamo è di fermarci a pensare.

Mi fermo a pensare….Non voglio essere sempre disturbato dalla televisione, dal giornale.

Allora questo camminare insieme…questa icona…questo Amico, che è Gesù, dice: “Io sto davanti a voi,…sono con voi,…mi chiamo Emanuele, cammino con voi…e poi, Io sono in voi!”.

Dio dove sei? La casa…la terra promessa di Dio…

 

Anche quando sta nel Tabernacolo dice: “Guardate, sto qui per i viandanti, se qualcuno viene… Sto qui per riparare se qualcuno vuole mangiare, ma sappiano che il Tabernacolo siete voi… L'uomo è l'abitazione di Dio”.

 

Quando mi chiedono, ma dov'é Dio? Io dico sempre: “Siete voi, guardatevi dentro. Il Padre, il Figlio e lo Spirito sono dentro di voi, aspettano magari qualcuno che soffia per risvegliare la consapevolezza della presenza”.

 

Cosa significa questo per una coppia? . Ed ecco che dice: “Marito, dov'è tua moglie? Moglie, dov'è tuo marito? E' nel tuo cuore? E' interiorizzato?”

Per cui puoi fare anche un lungo viaggio, puoi stare distante, ma lui dimora e lei dimora in te. Vedete la figura della relazione….stare davanti… stare con… e stare nell'intimismo.

Il corpo diventa la dimora delle presenze amate…il Padre …il Figlio…lo Spirito… Le figure più care. Ecco, non è astratto il discorso, ve ne rendete conto? E' la figura della buona relazione, è Lui il Cristo: Guardate me. E qual'è il suo desiderio? E' di essere accolto in noi. “Chi mi ama e ascolta le mie parole… verremo a lui e troveremo dimora presso di lui”.

E' l'esperienza della fede, che è l'esperienza dell'amore della coppia, del mendicante e degli itineranti. In fondo che cos'é l'uomo?

L'uomo è un mendicante che va alla ricerca di una presenza che dica frammenti di luce alle sue domande:

Ma chi sono? Ma da dove vengo?, Ma perché ci sono?, Ma che ci faccio e dove vado?

E cammina, e il mendicante che si fa domande diventa il ricercatore di risposte.

 

L'esperienza cristiana è solo questa: ho trovato un certo Gesù di Nazareth che mi ha aperto un po' gli occhi. E questa presenza cammina con me e mi chiede ospitalità….

LUI era un mendicante che cercava me e io ero un mendicante che cercava LUI.

 

La coppia è la stessa cosa, due mendicanti di amore che si incontrano. Questa è la Sacralità!…Che si incontrano e a un certo punto una figura di lui nel cuore dell'altra figura: ha trovato collocazione nel cuore dell'altra.

 

Nella vita monastica noi diciamo: quando uno impara queste cose, impara la relazione con tutti. E' da qui che nasce l'ospitalità.

L'ospitalità verso altre persone nasce sull'esperienza di questa ospitalità primaria. Il maschio ospita la femmina, la femmina ospita il maschio e facendo questa esperienza capiscono chi bussa alla porta; capiscono cos'è l'ospitalità dell'altro; e quando hanno capito che questa ospitalità è attenzione ai bisogni primari, capiscono chi bussa alla loro porta… e sia data l'ospitalità.

 

Allora possono capire chi è senza pane, chi è senza affetto, chi è senza fortuna, chi è senza gioia, chi è senza riposo. Travasano, nei confronti degli altri, l'esperienza dell'ospitalità che hanno fatto insieme.

 

Se è vero che io trovi uno che mi ami e che mi accolga nel suo cuore, che mi condivide i suoi pensieri, che è preoccupato del mio vestito e del mio pasto e che è preoccupato del mio sonno e del mio tempo libero.

Che cos'è la carità? Quello che dice Gesù: “ Amate gli altri come voi stessi”.

Promulgate nei confronti degli altri l'esperienza che fate in voi. Ecco perché quando c'è una grande crisi, o nella vita comunitaria, di cui io ho esperienza, o nella vita famigliare la chiusura reciproca diventa chiusura personale e chiusura nei confronti degli altri.

 

Non c'è nulla da fare, la buona relazione apre agli altri, la non buona relazione, cioè il non essere aperti reciprocamente, marito-moglie, moglie-marito, fa sì che i due diventino chiusi, ma quando si è chiusi nei confronti di tutti si diventa tristi, perché non c'è nulla di più triste nella vita che l'essere ricurvi su di sé. E' una malattia grave.

 

La coppia è il luogo dove si capisce perché si hanno due orecchie e perché siamo nel luogo dove ci si parla, il luogo dove ci si ascolta. Ma stiamo attenti, la bocca è una, le orecchie sono due…vuol dire che si ascolta due volte per parlare una. Oggi manca l'ascolto, occorre dare il tempo all'ascolto.

 

L'altra settimana una coppia di Siena, venuta all'Eremo per fare una giornata delle coppie della diocesi, mi avevano portato un detto dei Padri, Monaci del deserto, che io decifro così: “Un marito va dal monaco e gli chiede che cosa deve fare per diventare santo nella vita matrimoniale? Il monaco gli dice, devi tornare a casa e ascoltare tua moglie”. Rimane perplesso, ma è tutto qui? Ritorna dopo lungo tempo e dice al monaco, devo dire che il tuo detto mi sembrava poca cosa, ma invece mi è costato e ho imparato ad ascoltare mia moglie. Allora sono santo. Non ancora, gli risponde il monaco. E che cosa ancora devo fare? Torna a casa e ascolta quello che tua moglie non ti dice.

 

Imparare ad ascoltare il non detto. Mi capite?

Il camminare insieme parlandosi è comunicazione di notizie.

Noi nella tradizione monastica abbiamo questa buona usanza, la mattina presto, ci si trova dieci minuti dopo la preghiera e si dice quello che uno fa durante la giornata in maniera che sia sempre reperibile, e si danno le notizie.

 

Comunicare notizie. Secondo: il comunicare messaggi. Terzo: il comunicarsi ciò che veramente abbiamo nel cuore.

 

Che non accada che si viva trenta, quarant'anni con una persona e non si conosca cosa gli brucia veramente nel cuore, sempre nel rispetto e sempre sapendo che c'è un non detto, un non conosciuto che fa parte della nostra condizione umana.

Nessuno conosce pienamente se stesso e nessuno ha la pretesa di conoscere pienamente gli altri. La parola è indice non solo di comunicazione, ma è indice di comunione.

 

Nella bocca vi deve essere il cuore. E si comunica, tanto è vero che appena le cose non vanno la prima cosa che si fa è il mutismo; o non si va a mangiare a tavola.

Quando noi nel convento diciamo, guarda, oggi il fratello non è venuto a mangiare…vuol dire che le cose non vanno…è la prima reazione, non parlo. Quindi, camminare insieme parlandoci.

 

Allora impariamo ancora da Lui, Lui è il Verbo fatto carne, è la Parola fatta carne. Dio è silenzio. Gesù è la Parola che esce dal silenzio e ci fa conoscere i segreti del Padre.

Il marito è silenzio, la moglie è silenzio. La parola deve uscire dal silenzio e farsi udire.

Quando si dice: parla con il cuore in mano, vuol dire che la parola esce dal profondo, dal silenzio. In questo stabilisco un rapporto di comunione con l'altra persona.

 

Poi il problema è quello della collocazione, è il problema fondamentale della vita. Come sto io davanti agli altri?

Gesù lo risolve in radice, vi è un esempio, la lavanda dei piedi. Allora il problema è: come Dio in Gesù sta' davanti a me?. Come Colui che viene da lontano e si mette in ginocchio davanti a me e mi lava i piedi.

Questo è il mestiere di Dio in Gesù, lavare i piedi. Non ci sta con i piedi in testa, ma la sua collocazione é ai nostri piedi.

 

Ecco quello che ci dice: E' la giusta collocazione dei discepoli, è la giusta collocazione del marito nei confronti della moglie e della moglie nei confronti del marito, reciprocamente ai piedi, cioè, sono al servizio del tuo bisogno e della tua gioia. Non sono il tuo padrone, non sono la tua padrona.

Padrone, nel codice di diritto romano antico, veniva definito così colui che ha il diritto di uso e di abuso degli altri.

 

Mi ricordo quando ero piccolino, ricordo questa scena di un uomo arrabbiato, aveva le sue ragioni perché il cavallo non andava, e lo pestava a non finire. Io vado e gli dico, ma che fai? Moccioso, sono io il padrone, posso fare quello che voglio. Uso e abuso.

Gesù non usa nessuno. Dio non abusa di nessuno, la sua collocazione è ai piedi.

Come sto davanti agli altri? E di questo la coppia è l'icona e l'immagine del Dio…di Gesù Cristo ai nostri piedi.

 

L'unica altezza sopportabile è quella della Croce. ..Sto in alto, ma perché tu mi guardi meglio.

Dio in me posto in alto nella Croce si racconta a tutti, come dedizione incondizionata a tutti.

Questo è Dio… Dio è dedizione incondizionata a tutti, al servizio del bisogno e della gioia di tutti.

 

“Io sono dedizione incondizionata a tutti fino a lavarvi i piedi, fino a morire, fino a farmi mangiare e bere. Prendete e mangiate, prendete e bevete”.... E lo riconobbero allo spezzare del Pane. Questo è Dio in Gesù!

 

Chi è Dio? E' Amore incondizionato, fino a morire, fino a lavarvi i piedi, fino a farsi mangiare e bere, fino a risorgere dai morti. Questo è Dio. Incondizionato, non dai se o dai ma; é cattivo, è buono, è cristiano, è mussulmano, è ebreo, è induista, è buddista,

è non credente…

 

Sapete? le violenze dell'uomo sull'uomo nascono dalle appartenenze. Dio ci libera dalle appartenenze.

Io sono…Io sono…Che sono? Dio spezza le appartenenze.

Tutti siamo figli e figlie amate da Dio. Tutti siamo inviati sulla terra come fratelli e sorelle agli altri, il bianco, il nero, il giallo, il buono, il cattivo, il giusto e l'ingiusto.

D

io è questo e, quindi, è quello che dice al marito e alla moglie:

Vuoi essere il Sacramento di come Dio ama?

Come ama? Fino alla lavanda dei piedi, fino a morire in Croce, fino a farsi mangiare e bere.

 

L'ultima parola, nel Vangelo di Giovanni, che Gesù dice in Croce è: Consumatum Est.

La gioia è questa sapete? La gioia sta nell'essere finalmente liberati dal grande male. E sapete qual'è il grande male? La preoccupazione di sé.

A un certo punto uno è anche stufo, stufo di perdere tempo a pensare a se stesso. Ma è vita questa?

 

La bellezza della vita è: prendete e mangiate. La bellezza della vita è spendersi perché l'altro abbia la vita e questo in libertà e di gioia.

Che cos'è la famiglia cristiana? E' la famiglia dei discepoli.

Quindi permettetemi un attimo di polemica; è inutile che stiamo a imprecare il mondo, la famiglia va in rovina. Adesso vogliono garantire addirittura i diritti ai Pacs.., stiamo calmi, stiamo calmi...

 

A questo mondo Dio porge la possibilità di una diversità. La diversità di che cosa? La diversità della bellezza di una buona relazione. Non so se mi spiego...

 

L'essere il segno, il sacramento, l'icona, il riflesso del come Dio è appassionato della creatura umana; di questo la coppia è il sacramento cardine, l'archetipo.

 

Uno non credente, uno che convive con un compagno o una compagna, vedendo una coppia credente, dovrebbe fermarsi e dire: “ma guarda come il marito ama la moglie, ma guarda la moglie come ama il marito”. Si amano rispettandosi, camminano insieme, si parlano, si vede che l'uno è presente nel cuore dell'altra e viceversa. Sono. Nessuno è padrone dell'altro, dell'altra, ma sono al servizio del bisogno e della gioia reciproci.

 

Ma chi glielo fa fare? Ecco la domanda. Allora ciò che è impossibile all'uomo, Dio - in te - rende possibile ciò che è impossibile avere e si diventa una buona notizia..

 

Questo è l'unico linguaggio che abbiamo, sapete?

 

Noi dobbiamo dircelo, scusate io sono molto chiaro. Dio offre al mondo uomini e donne trasformati, trasfigurati dal sacramento. L'unica lettera che il mondo capisce e che può leggere, siamo noi.

 

 

 

Quando mi dicono: ma tu, come mai con quei due divorziati ti comporti con affabilità? ….Perché devo andargli a dire che il mio Dio li ha a cuore. Quei due sono addirittura omosessuali che vivono insieme e ci vai a mangiare assieme?

A parte che il mio Signore ha sempre mangiato con le cattive compagnie, leggete il Vangelo. E' chiaro capire di quali compagnie stiamo parlando, per dire che anche in quella situazione Dio è presente, come Colui che vuole ricavare quanta più luce e più bontà sia possibile.

 

Qual'è la differenza fra Dio e il moralista? Il moralista dice, comportati bene, poi vengo a mangiare con te.

Dio dice in Gesù, vengo a mangiare con te, chissà che cambi qualche cosa. Dinnanzi a Dio che ci consola in questa maniera e che ci dice di come abitare la Terra, tutto ci deve rallegrare.

 

Parlare di Sacralità della Famiglia vuol dire poi parlare della Sacramentalità propria della Famiglia. Il Sacramento, cioè il seme, l'indice, il codice visibile del come Dio in Cristo, ama

La Chiesa e l'umanità e, di come l'umanità e la Chiesa, in Cristo, sono chiamati ad amare Dio.

 

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DI QUALE FAMIGLIA VOGLIAMO PARLARE?

Relatore: Padre Piero Ottolini, Dehoniano
              Coordinatore decanale per la Famiglia

L'argomento viene sviluppato in 10 punti per mettere a fuoco

“che cosa è una famiglia e che cosa rende l'uomo e la donna famiglia?”

 

SENSO DELL'ALLEANZA (dono e patto) storia d'amore da condividere. La famiglia è il luogo dove ognuno è chiamato a donare se stesso all'altro.

 

Dono vissuto come incontro di due libertà. L'uomo e la donna sono chiamati a vivere una gratuità nel donarsi l'uno all'altro. L'alleanza deve essere definitiva e gratuita.

 

Patto: un uomo e una donna si promettono una solidarietà tra di loro, con i figli, con le famiglie di origine, con la comunità.

 

L'alleanza e il patto creano delle relazioni sociali. In quanto alleati devono preoccuparsi del benessere dell'altro.

Il matrimonio è un cammino per arrivare ad una meta: essere una sola carne per aiutare l'altro a risorgere nella carne e arrivare alla professione di fede, a mettere Cristo in mezzo.

 

2) LA FAMIGLIA E' IL LUOGO DI TRASMISSIONE DELLA FEDE

La fede deve passare non dalle parole ma dai gesti. L'adulto con il bambino si pone contemporaneamente sotto la lampada della Parola di Dio in un clima di ascolto. Una famiglia credente riconosce una autorità al di sopra e nel trasmettere la fede l'atteggiamento dell'adulto non sarà quello del maestro ma del discepolo.

 

3) LA FAMIGLIA E' UN INCONTRO DI GENERAZIONI

Il comandamento onora il padre e la madre non è detto ai bambini, ma a dei figli adulti verso genitori anziani (riconosci la paternità e maternità da cui tu provieni)

 

4) LA FAMIGLIA E' APERTA ALLA SOCIETA'

La famiglia non si chiude, è attenta a ciò che avviene, a ciò che incontra, è attenta ai poveri.

 

5) E' UNA FAMIGLIA IN CUI CI SI DEVE APPARTENERE

Ci può essere conflittualità ma sempre dentro in un amore, in un appartenere e non in un abbandonare ma un voler davvero vivere una comunione.

Dall'altra parte non deve schiavizzare nessuno, quindi lasciar partire e far scoprire ai figli che quello che hanno vissuto in casa lo possono vivere anche fuori casa. La gioia dei genitori è vedere che un figlio trova la sua strada d'amore.

 

6) C'è un'appartenenza che supera tutte le appartenenze. E' L'APPARTENENZA A DIO

Nel sinodo delle famiglie il Cardinale Martini nel suo intervento disse che la famiglia è realtà penultima. La realtà ultima a cui tutti dobbiamo arrivare è l'incontro con Dio. Il primato del Regno fa sì che metta il matrimonio nell'ottica di Dio cioè come vocazione per seguire Cristo. Il Regno è superiore alla famiglia

 

7) L'AMORE DEVE ESSERE DEFINITIVO

(Nuovo testamento – “quando è lecito dare il divorzio?” )

Questa è la novità a tutto ciò che veniva insegnato prima di Gesù. Fin dal principio Dio ha fatto l'uomo e la donna perché vivessero in unità per sempre in modo definitivo e stabile. Alla domanda “ma perché Mosè ha permesso il divorzio? “ Gesù rispose “ per la durezza del vostro cuore”.

Cuore duro: che non riesce a comprendere la pienezza di una bellezza perché c'è qualcosa che impedisce di leggere questa bellezza. Quando esistono le sofferenze dell'amore diventiamo tutti un po' ciechi e con la vista annebbiata.

Come si vince questa durezza del cuore? Con il perdono , non come cosa dimenticata o superata ma il perdono come capacità di accogliere l'altro, di dare fiducia all'altro, di ridare speranza ad una relazione, di riaprire la possibilità di un dialogo o di un confronto.

 

8) L'APOSTOLO PAOLO DA' UNA VISIONE NUOVA DEL MATRIMONIO

Un uomo e una donna devono amarsi come Cristo ama la Chiesa; questa è la novità. Se fin'ora fondamento del matrimonio era la creazione, l'essere stati fatti uomo e donna da Dio Creatore, ecco che Paolo dice che fondamento del matrimonio cristiano è il battesimo. Il giorno del battesimo siamo stati immersi in Cristo e partecipi della vita di Cristo e nei nostri comportamenti dobbiamo imitare i gesti di Cristo. Il rito nuovo del matrimonio inizia con la memoria del battesimo; c'è l'aspersione e il rinnovo delle promesse battesimali.

Per sposarsi non bastano un uomo e una donna, ma devono essere due credenti, due che sono battezzati e che vogliono vivere il battesimo attraverso il matrimonio.

 

9) COME SONO LE FAMIGLIE OGGI?

Padre Piero invita a leggere la lettera pastorale del card. Tettamanzi (dal n. 30 al n. 43). dove racconta vari modi di vivere l'amore oggi.

Esistono una pluralità di modelli di famiglie:

famiglia estesa (più nuclei familiari sotto lo stesso tetto)

famiglia allargata (es. due generazioni che vivono sotto lo stesso tetto)

famiglia con genitori e figli

famiglie di genitori soli

un genitore con i figli

coppie di fatto

famiglia ricostituita (divorziati risposati)

singol

convivenze omosessuali

 

Tutti usano in modo proprio o improprio il temine famiglia.

 

Questo è il grosso problema di oggi. Qual è la differenza tra quello che la scrittura ci dice e quello che oggi viviamo?

Anche nella scrittura vi erano diversi tipi di famiglie, ma vi erano anche dei punti chiave e dei punti di riferimento certi dal punto di vista oggettivo.

 

Oggi ognuno, nel vivere l'amore, lo vive secondo le sue sensibilità, le sue emozioni in forma privata. (Es. io amo in questo modo quindi posso chiamare famiglia il mio modo di stare assieme ad un'altra persona)

Non esiste più un'identità di famiglia, viene impoverito e distrutto il vero senso della famiglia.

Infatti oggi la famiglia è la realtà più in crisi.

Oggi si chiede aiuto alla legge affinché venga in aiuto ai vari modi di pensare e vi è un gruppo politico che afferma che la legge ha il compito di assecondare ogni evoluzione famigliare. In questo modo si svuota l'istituzione del matrimonio perché lo stare insieme con un altro è solo soggettività tutelato dalle leggi.

Il matrimonio viene snaturato; non più quindi una scelta definitiva di vita ma una scelta che può essere revocabile e reversibile.

 

MA QUAL'E' IL COMPITO OGGI DI CHI CREDE NELLA FAMIGLIA?

E' quello di riscoprire la socialità del matrimonio ; il matrimonio è un valore sociale, è un benessere per la comunità.

Problemi enfatizzati oggi: oggi si parla molto di diritti delle persone. E i doveri che nascono dal fatto che io sposo te?

Si parla di libertà, ma esiste una libertà senza responsabilità?

Il matrimonio deve essere la mia gioia, la mia pace, il mio soddisfacimento, ma come entro in rapporto con l'altro con cui sono sposato?

Altro compito è quello di diffondere la bellezza del matrimonio felice, la gioia della contemplazione di Dio dentro l'amore.

 

10) QUAL'E' OGGI IL PUNTO DI PARTENZA PER PARLARE DELL'AMORE?

Dobbiamo partire da Dio. Prendiamo l'Enciclica “Deus Caritas Est” in cui la prima parte diventa l'esaltazione dell'eros come dono che diventa Agape; il corpo e lo spirito che non devono mai essere divisi. Abbiamo questa ricchezza per celebrare l'unicità di Dio; l'amore coniugale dice l'unicità di Dio e ogni volta che una coppia diventa sempre più uno, dice chi è Dio, chi è il Dio in cui crede.

Non si può parlare del sacramento del matrimonio senza spiegare che l'amore umano viene dall'unico Dio. Ma chi è l'uomo, chi è la donna?

 

E' un io che è noi. E' un io perché sono persona fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Quando Dio ci ha fatto ha detto “Noi facciamo l'uomo”. Quindi l'uomo e la donna sono l'io di entrambi e il Noi che vanno tenuti in comunione.

 

Riflessione dagli interventi : Ogni giorno io, sposo o sposa, ho il compito di incominciare ad amare. La pienezza dell'amore verso il coniuge sarà al momento in cui lo consegnerò a Dio.

 

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LA SACRALITA' DELLA FAMIGLIA

Relatore: Padre Giulio Manera, Cappuccino
             
Superiore della Comunità di Villa Picco, Arona

Obiettivo: prendere coscienza della verità della Sacralità della famiglia per essere più liberi di guardarla e di apprezzarla.

 

La Sacralità della famiglia è la realtà più reale ed esistente di tutte le forme esistenti su questa terra.

 

Il termine Sacralità non è usuale. Parlare della Sacralità della famiglia significa andare a guardare un'istituzione che ha un suo fondamento molto preciso, che sfugge al controllo dell'uomo, e per la sua natura stessa non può essere manipolata dall'uomo. E' un'istituzione, non istituita dall'uomo, quindi, per questo, è sacra:

•   

•  l'uomo non l'ha creata

•  l'uomo non l'ha fabbricata

•  l'uomo non l'ha ideata

 

Questa è la verità e bisogna essere coerenti con la verità e bisogna dirla. Quindi la Sacralità della famiglia va vista sotto l'aspetto della sua realtà..

 

Quello che non è fatto dall'uomo ma è frutto di Altro è sacro e l'uomo non ha il potere di modificarlo.

 

Quindi la famiglia non è invenzione dell'uomo. Per fortuna l'uomo è stato creato per ultimo; prima sono state create tutte le altre cose. Alcuni amici teologi mi dicono che, ben sapendo con quali caratteristiche Dio avrebbe creato l'uomo, Dio l'ha creato per ultimo perché, se l'avesse creato per primo, sarebbe stato eliminato come Creatore da subito e lo avrebbe da subito ostacolato nella Sua Creazione. Il sole non sarebbe stato così splendente, e forse l'acqua non sarebbe stata così limpida, e i prati non sarebbero stati verdi ecc.

Nessuna di tutte le cose che create da Dio avrebbe avuto la pretesa e l'orgoglio di opporsi alla Sua Parola creatrice.

Tutte le cose erano molto importanti e determinanti per la vita dell'essere che sarebbe arrivato dopo. Tutte le cose dovevano, in qualche modo, relazionarsi all'uomo.

Dio creò all'ultimo la Sua viva immagine.

Dio, che è per principio libertà, intelligenza, determinazione libera e non condizionata, creò l'uomo a immagine di questa Sua perfezione.

E l'uomo si è allontanato da Dio per una questione di autonomia e di indipendenza, solo e unicamente per non dipendere da una Volontà creatrice, solo per l'orgoglio di potersi dire e definire:“io sono il creatore e non ho bisogno di un Creatore al di sopra di me.

 

Queste parole spiegano tutta la problematica esistente oggi. Ci sono tentativi scientifici di creare l'uomo, di manipolarlo e di usarlo.

 

Appare evidente che è Dio che sceglie liberamente di creare la Sua immagine nell'uomo.

Appare evidente che l'essere maschile e l'essere femminile da Lui voluti e da Lui pensati non sono per nulla il frutto di un auto e proprio e personale ragionamento dell'uomo.

 

Non è l'uomo che pensa a nascere, ad esistere. Dio lo vuole esistente in una dimensione maschile e femminile.

Oggi viviamo in una cultura che ci sta portando completamente fuori anche riguardo alla visione dei sessi.

 

Non è Adamo che dice: “eccomi qua”.

Questo significa che è una Grazia esserci e, se tu ci sei, vuol dire che qualcuno ti ha voluto. E guardandoti intorno scopri che c'è un essere come te, diverso da te, e arrivi a dire: “ecco carne della mia carne, ossa delle mie ossa”.

E scopri che non sei solo e quello che è a fianco a te non l'hai fatto tu, non l'hai prodotto tu. E', come sei stato fatto tu e della stessa tua materia è stata fatta.

 

Scoprire di essere stati creati e non concepirsi come creatori significa rendere ragione alla Verità che Dio è il Creatore e io sono una povera creatura.

 

L'uomo di oggi non è più in grado di riconoscere questo spazio creaturale di Dio. E' malato di arroganza di una certa capacità creaturale; continua a fare dei guai perché sceglie, determina con una mente che, già in partenza, è condizionata dal peccato e che finisce per fare degli esseri che sono assolutamente e per principio inesistenti.

Mentre Dio ha fatto l'uomo e la donna, esistenti nella natura umana, ma impregnati di Spirito. Sono, quindi, terra vivificata come nessun'altra terra a condizione materiale.

 

Sono per eccellenza la terra di Dio. Quella dell'essere umano maschile e femminile è una terra divina; è uno spazio che non è propriamente materiale. In quello spazio c'è l'essere spirituale, c'è l'anima, c'è Dio.

Tutte le cose in qualche modo ci rimandano a Dio. Nell'uomo c'è la presenza di Dio. Quindi Dio si è creato il contenitore del Suo essere Creatore.

 

Questo dovrebbe portare l'uomo a pensare: “io non sono qui per fare quello che voglio, ma sono qui come tabernacolo che contiene la preziosità del Signore, sono qui come dimora dell'Altissimo, sono qui come un pezzo di Dio”.

L'uomo deve capire che, oltre a questa sua presa di coscienza, ne viene fuori un'altra che è la presa di coscienza che colei o colui che è accanto a lui è la stessa cosa e insieme sono quello spazio che Dio per eccellenza abita.

 

Allora poi capiamo che, il modo in cui il Signore attira questa terra, perché diventi il Suo spazio sacrale di presenza di santità, è un modo che segue delle regole empatiche e simpatiche.

 

Ancora oggi gli antropologi non riescono a spiegarsi i motivi per cui tra un uomo e una donna scattano dei meccanismi di attrazione e non riescono a comprendere cosa esattamente porti un uomo e una donna a incontrarsi e scoprirsi fatti l'uno per l'altro, cioè scoprirsi terre non isolate, ma che avvicinate sono perfettamente integrate per essere una sola terra. Dirà poi la Scrittura, “una sola carne (Genesi) , un solo corpo, una sola persona” come è Dio nella rivelazione e scopriamo che Dio è Uno e Trino.

 

Un tempo i matrimoni non avvenivano per attrazione simpatica ed empatica, ma erano i genitori che sceglievano il marito e la moglie più confacente e quindi gli interessati dovevano accettare la persona decisa dal discernimento della comunità o della famiglia.

 

Con tutti i limiti di questo, una cosa però è seria nel senso che non si abbraccia una dimensione - che sarà sacra - solo mossi dal sentimento, ma mossi dal discernimento anche di altri.

Criticabile questo aspetto? Ma Adamo non ha subìto la stessa cosa?

La donna che si è trovato accanto non l'ha scelta lui, gliel'ha data Dio: “questa la tua compagna, l'ho tolta da te perché possa essere veramente la parte mancante di te, ti sto donando la parte di te, è tua”.

 

A volte dagli anziani si sente l'espressione: “ma! Me la sono trovata!”

Dentro a questa espressione troviamo che c'è un'accoglienza da parte dell'uomo e della donna, del suo essere maschile e femminile e del suo completamento, che non l'ha resa una scelta personale, ma presa in un disegno che è al sopra di lui o di lei.

 

Oggi in questo clima di liberismo e soggettivismo esasperato, animato da una passionalità che rasenta l'istintività allo stato puro, quindi priva di ogni riflessione intelligente, saggia, sapiente, questo viene guardato come una cosa ridicola.

 

Oggi i genitori devono soffrire e tacere per la buona pace di tutti perché non hanno il potere di interferire e far capire che l'accoglienza di un compagno o compagna nella propria vita non è data da una decisione personale mossa dall'istinto, ma provocata da un misterioso disegno di Dio per il quale tu hai il dovere di indagare senza trascurare il consiglio e il giudizio degli altri perché ti aiutino a capire se veramente è quello il disegno di Dio; perché il matrimonio non è assolutamente una scelta personale, ma è la risposta ad una volontà di Dio per te.

Questo l'uomo d'oggi lo sta dimenticando ed ecco i guai.

 

Si crede che l'istituzione della famiglia sia frutto di una libera determinazione dell'uomo che, sgravando, togliendo tutta la dimensione della sacralità, possa essere come realtà manipolata da lui, ma in questo modo l'uomo si sfracella. La comunione tra due esseri e quello che ne consegue non è prodotto della creatività dell'uomo, ma del pensiero del Creatore e l'uomo è chiamato a rispettarlo pienamente, perché è sacro e chi dissacra rimane scoperto di qualche cosa che è fondamentale per la sua salvezza.

Ne deriva il fatto che bisognerebbe riuscire a capire e a far capire agli altri che, dato il fondamento teologico di questa natura che ribadisce che non sei tu a determinare questo aspetto della vita ma è Dio che lo determina, il matrimonio è una vocazione. Ti muovi quando Lui ti chiama. E' una missione e accogli vicino a te e con te colui o colei che Lui di dà.

 

Ne deriva anche la conseguente necessità del discernimento, che non può basarsi assolutamente sul gusto umano, ma su un'indagine accurata condotta con sapienza e intelligenza di ciò che è meglio e possa essere ideale per la sua vita, per la sua missione.

 

Parlando di matrimonio come di una realtà sacra, che è Dio che organizza per me e che io ho accolto e devo rispettare nella Sua suprema volontà, ne deriva una vocazione: é Dio che mi chiama al matrimonio e quindi alla famiglia e alla missione.

Questo si esercita proprio lì, nel rapporto tra uomo e donna, per scoprire che spesso, ciò che noi crediamo di aver scelto per nostro piacimento, invece, ci è stato dato per la salvezza nostra e della persona che ci viene affidata.

 

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