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Auditorium del Centro di Spiritualità
Santuario Beata Vergine del Sacro Fonte di Caravaggio

(A cura dell’Associazione Volontari Sollievo nello Spirito in collaborazione con la Direzione del Santuario)

                                                                

CONFERENZA MONS. RENZO BONETTI
“ Convertirsi al Dono è anche Perdono”
(Domenica 13 marzo 2011)

 

Mons. Bonetti inizia esprimendo la sua gioia nel condividere la fede che, al di là della possibi-lità di parlare del fatto che Gesù è vivo, è presente in mezzo a noi , ci rende consapevoli che Egli ci dona il Suo Spirito proprio nel momento in cui andiamo a riflettere sul Perdono, punto focale di questa conferenza. Invece lo Spirito ci fa scoprire che il Perdono è un percorso di crescita spirituale straordinario, particolarmente per la coppia, perché solo Lui può farci comprendere il linguaggio alternativo al quale sono chiamati i cristiani, che si contrappone al pensiero comune nella società odierna dove il perdono tende ad essere considerato come un tentativo di risarcimento, di riparazione, mentre non viene inteso che apre squarci di cielo là dove l'uomo dice che è impossibile.

Per questo motivo introduco subito il primo punto, riflettendo sulla Sorgente del Perdono: nei primi secoli del cristianesimo i sacramenti dell'iniziazione avevano una sequenza molto precisa e cioè: Battesimo, Cresima ed Eucaristia. Dico questo perché ai giorni nostri la sequenza è. Battesimo, Sacramento della Riconciliazione, Eucaristia e Cresima.

Questo significa che chi era diventato un uomo nuovo in Cristo con il Battesimo e della novità di vita con il Dono dello Spirito, completava la sua unione con Gesù con l'Eucaristia.

Solo successivamente veniva celebrato il Sacramento della Riconciliazione o penitenza, perché solo dopo la pienezza dell'unità con Gesù con l'Eucaristia, diviene evidente il peccato. Quindi solo dopo aver vissuto la realtà nuziale, cioè essere diventati un solo corpo con Gesù, si manifesta in tutto il suo peso il tradimento di questa unità, quindi, solo se ho sperimentato l'unità altissima che ho con Gesù, io piccola persona, capisco il significato di tradire.

Pertanto si percepisce il tradimento se ho stabilito un patto d'amore con un altra persona, fidanzato o fidanzata, sposo o sposa, allora si capisce il “tradire”. Ma se non ho fatto nessun patto d'amore con qualcuno, non posso parlare consapevolmente di tradimento dell'amore.

Dopo il Battesimo, la completezza dell'azione dello Spirito in una persona, è farsi uno, un solo corpo con Gesù nell'Eucaristia. A questo punto il peccato veniale, diciamo noi, potrebbe essere indice di un minor amore di quella persona con la quale ci siamo uniti totalmente corpo e anima nell'Eucaristia.Si capisce subito che l'Eucaristia dà lo spessore del peccato e questo potrebbe già essere il punto di riflessione di questo nostro incontro e cioè: dall'Eucaristia alla coscienza del peccato.

Ma c'è ancor di più, in quanto l'Eucaristia è la viva sorgente permanente del Perdono, dall'Eucaristia scaturisce il Sacramento del Perdono. Approfondendo questo passaggio:

nell'ultima cena, Gesù si dona così tanto e in modo tale, da diventare una carne sola con la sua comunità sposa, con la sua piccola famiglia, formata dagli apostoli, dai discepoli che sono con Lui, e non si consegna genericamente dicendo per esempio “sono pronto a morire per voi, vi amo così tanto, etc”, ma si consegna totalmente con il suo Corpo dicendo “prendete il mio Corpo”. Quindi non si consegna nel vuoto, ma nelle mani e alla bocca di tutti quelli che - insieme - costituiscono la sua piccola famiglia, non a un gruppo di persone disperse, ma alla sua comunità riunita che è l'inizio della Sua Chiesa.

Nel consegnarsi totalmente, Cristo conosce già il tradimento di Pietro “mi rinnegherai tre volte”. Cristo sa già del tradimento di Giuda e scorge in loro la forma del peccato dell'intera umanità e della sua comunità Chiesa.

Cristo è consapevole, quando si consegna, di essere invitato da due apostoli e... da una fetta infinita di una umanità che Lui scorge, oltre la storia, dietro quei due apostoli, Pietro e Giuda. Egli sa che occorre entrare dentro nel peccato, si consegna mentre sa che Giuda lo sta tradendo, entra dentro il dramma del peccato, Lui che non ha commesso peccato, davanti all'atto deciso di Giuda che vuole con il suo tradimento, farLo morire. Lui, Gesù, lo anticipa e si consegna prima, spontaneamente, a tutti:

Questo è il Mio corpo dato per voi” “Questo è il Mio Sangue versato per voi e per tutti”.

Giuda è stato anticipato, Cristo è stato preso dopo, ma Lui si è dato prima, non hanno portato via il corpo di Gesù appunto per quelle frasi dette “questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, prendete e mangiatene tutti”.

E' come se Gesù avesse detto: “voi non mi rubate la vita, perché Io ve la do, Io ho il potere di donare la vita”.

Nell'ultima cena Cristo si dà a una comunità che lo tradisce e mentre lo tradisce, ma si dà anche a chi lo tradisce. Cristo si mette in mano a chi lo rifiuta, si dà a chi lo rinnega e lo avvia alla morte: questo deve far intendere il legame che c'è tra Eucaristia e peccato, tra Eucaristia e Riconciliazione.

Ed è proprio questa realtà drammatica, cioè il rifiuto umano, che rende il dono di Gesù così grande per noi, ce lo mostra interamente puro, totale, assolutamente gratuito. E in questo dono sta il carattere del sorpasso dell'amore del Cristo, cioè il Suo Amore sorpassa e trapassa il rifiuto, il nostro peccato; Lui è già davanti ed è solo per questo superare il rifiuto, che il Cristo può fare della sua Chiesa, e di tutti noi che siamo peccatori, la sua comunità sposa. Noi siamo stati amati dentro al nostro peccato, per cui chiamare la Chiesa peccatrice significa vederla dentro un Cristo che ha già perdonato questo peccato, attraversandolo.

Non mi porti via la vita, perché Io te la do”. .

Cristo si dona con un amore paradossale, sfrutta il tradimento e il ripiegamento per un amore ancor più grande, per una dedizione ancor più totale alla comunità/umanità che Egli, allo stesso tempo, perdona e ricrea. E lo fa attraverso ciò che il tradimento di lei gli procura, il dono della vita, il dono del suo corpo. Il tradimento gli porta via il corpo e Lui la riconcilia donando il Suo corpo prima ancora che glielo portino via. Ma c'è anche l'altro versante della comunità sposa che, forse senza vera coscienza di quello che sta compiendo, coglie il dono personale di Gesù: gli apostoli accolgono quel dono, lo accolgono con una fede oscura, ancora inconsapevole di quello che sta vivendo, ma di fatto compie un atto di fiducia. Quella comunità sposa, che lo sta tradendo in alcuni suoi membri, è la stessa comunità che prende, mangia e beve il Corpo e il Sangue di Gesù: un atto con il quale in un certo modo si colloca oltre il rinnegamento perché comunque Cristo è dentro di loro, agirà comunque in loro.

I discepoli portano con sé il Cristo accolto con il pane e con il vino, portano in sé la vittima del proprio peccato. Accogliendo quella che è la vittima del proprio peccato, si ritrovano a vivere di quella vita che hanno messo a morte; vivono di Colui al quale hanno tolto la vita. Solo Dio può fare queste cose: così il Corpo di Cristo sta dentro al corpo della comunità sposa, il Corpo di Cristo risorto è donato a una sposa che ha peccato e sta peccando, questo grazie all'azione dello Spirito.

Che questo donarsi nuziale per realizzare una carne sola con la sua comunità venga celebrato, consumato dentro al tradimento e al ripiegamento, non lo oscura, non lo offusca, non lo svilisce. Il tradimento non scalfisce l'amore, la dedizione nuziale, anzi, la esalta, la amplifica, la autentica. Il tradimento mette in luce che l'amore nuziale di Cristo è un amore che ama fino alla morte, dentro alla morte, oltre la morte e questa morte diventa via per Gesù all'amore totale, alla dedizione più completa.

L'Amore puro ha travolto e sorpassato il peccato. E' alla luce di questa sorgente di perdono e riconciliazione, il donarsi di Gesù nell'Eucaristia, che scopriamo la Sorgente del Perdono della coppia e della famiglia.

Anche negli sposi si celebra una carne sola, il diventare giorno per giorno uno nell'amore e il dono del corpo comporta certamente l'acco-glienza dell'altro o dell'altra in tutte le sue dimensioni di vita, di salute, di età, cioè in tutti i suoi aspetti fisici, ma può e deve comportare il dono e l'accoglienza anche di limiti e difetti spirituali e morali. Viene però da chiedersi fino a che punto si può perdonare al coniuge i difetti morali e spirituali, amare anche nel tradimento e oltre il tradimento. Certo così ha fatto Gesù.

Ovviamente non credo che la risposta sia immediata da parte di molti, salvo da chi ha colto che l'amore non può venire meno anche quando l'altro pecca. E, tuttavia, non vogliamo rimanere dentro ai confini di una concezione calcolatrice dei pro e dei contro, perché noi sappiamo che uomo e donna sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio e, quindi, hanno una predisposizione ad amare alla maniera di Dio. Ma accanto a questa piccola luce vi è quanto abbiamo detto prima di Gesù che ama la comunità/chiesa. Infatti gli sposi, per la grazia del Sacramento delle nozze, partecipano dello stesso amore, di come Cristo ama la Chiesa. Questo concetto deve essere ben compreso per comprendere la grazia del sacramento

(gli sposi “gaudium spes” numero 48,49 oppure “familiaris consortium” numero 13, oppure l'evangelizzazione del Sacramento del matrimonio numero 34).

Questa grazia si esprime nel partecipare all'amore di Cristo per la Chiesa, per essere coinvolti dentro a un amore grande. La coppia di sposi è una goccia, ma è una goccia del mare, non è quindi una goccia isolata, gli sposi sono goccia nell'oceano dell'Amore infinito di Dio per l'umanità e di Cristo per la Chiesa. Quindi tutti gli sposi abitano dentro questo Amore infinito! Questa è teologia del Sacramento del matrimonio tradotta in immagini. Per questo motivo, per gli sposi cristiani si apre un orizzonte d'amore che non è più calcolato sui parametri umani, ma ha un riferimento preciso alla Sorgente dell'Amore e del Perdono, che è la grazia del Sacramento delle nozze. Infatti, per effetto dello Spirito Santo disceso su di loro nel rito del matrimonio, essi diventano in modo permanente e stabilmente partecipi dell'Amore di Gesù per la Chiesa.

Mons. Bonetti avrebbe voluto fermarsi di più su questo passaggio, in quanto pensa che non tutta la Chiesa (i Sacerdoti) abbiano compreso il valore di questo Sacramento, e porta l'esempio di quei Sacerdoti che si limitano ad augurare agli sposi novelli che vivano in pace. Ma non è la teologia del Sacramento del matrimonio, in quanto questa frase meglio si configura nel matrimonio civile.

Amatevi alla maniera di Dio, alla divina”, questo è il significato del Sacramento “in quanto, a voi sposi, è data la grazia di amarvi .”.

Purtroppo oggi il matrimonio cristiano rischia di non dire niente di diverso alle coppie rispetto a quelle che si sposano solo civilmente, perché non si fa più riferimento all'Amore di Cristo, anche se nella formula del matrimonio l'uomo dice “io ti accolgo nella grazia di Cristo e con la grazia di Cristo”.

Gli sposi sono resi partecipi dell'Amore di Cristo per la Chiesa, resi capaci di amarsi (sono parole del Papa) come Cristo ci ha amati. Questa meditazione è lo specchio con il quale gli sposi si possono confrontare e nello stesso tempo avere la grazia per realizzare, come per Gesù, il dono di comprendere il Perdono.

 

Ed ora prendiamo in considerazione il Perdono ed il secondo punto può essere questo : cosa farsi perdonare. Se la Sorgente del Perdono è l'Amore infinito che ci è stato manifestato in Gesù, risulta chiaro che il criterio di valutazione dei nostri peccati di coppia è “come ho/abbiamo risposto all'Amore, cioè, se l'Amore l'abbiamo ricevuto, come stiamo rispondendo all'Amore grande, quello divino?”

E qui spesso ci si accorge di non rendersi conto di essere amati da Dio e quindi, non rispondendo ad esso, non chiederemo mai perdono fino alle innumerevoli occasioni perse per accogliere il Suo Amore. Mentre, avendo scoperto l'Amore, siamo chiamati a verificare se distribuiamo amore a chi ci sta intorno, riconoscendo in esso la presenza di Gesù; su questo saremo giudicati. “avevo fame, avevo sete”. E in questo modo prendiamo coscienza del peccato. Anche nella vita di coppia e di famiglia è l'Amore, l'amore dei due, tanto nella loro singolarità come nella loro reciprocità, il criterio per valutare quando si è peccato. E allora si può dire con semplicità che il NON amore è sempre peccato. Quando nelle confessioni si dice solo ”ho bisticciato, gli ho risposto male, facciamo fatica a..., abbiamo discussioni troppo vivaci”, ecc. Queste confessioni non hanno fondamento in quanto la mancanza d'amore è peccato, l'amore non dato a lei o a lui, è l'amore non dato a noi, cioè alla nostra unità, sapendo che l'Amore non ha misura e non ha tempo.

Queste affermazioni, anche se possono suscitare sconcerto, fanno parte del Catechismo della Chiesa cattolica. Lo sconcerto e la non conoscenza possono essere la conseguenza del minimalismo al quale la società odierna tende, così che, mentre per la casa o le altre nostre proprietà tendiamo ad avere il massimo e il meglio riguardo alla qualità, per quanto attiene l'impegno personale, cerchiamo di ridurlo al minimo. Non sono le cose fatte o non fatte ad essere peccato, bensì l'amore o il non amore, sapendo anche che il non amore dell'altro o dell'altra non giustifica mai il mio non amore.

Ma in questa presa di coscienza del peccato di coppia va anche inserito, anzi ha il primo posto, come e quanto noi rispondiamo all'amore di Gesù, alla Sua presenza nella nostra vita di coppia, a come ascoltiamo la Sua parola. Vi invito a riflettere su quanto Gesù è considerato presente nelle nostre case, così che non ci rivolgiamo a Lui solo quando siamo nelle necessità, quasi fosse il medico che si interpella unicamente nella malattia o nell'emergenza, oppure che visitiamo solo in alcune circostanze (eventi e ricorrenze).

Terzo punto: accogliere il perdono per chiedere perdono. Per meglio approfondire questo aspetto è utile rifarsi al primo punto, cioè alla Sorgente del Perdono. Gesù, Figlio di Dio desidera e pone in atto – con la mia libera risposta – una unità piena e totale tra me e Lui, con l'Eucaristia, nozze spirituali che non hanno pari, tramite le quali si crea una unità tale che solo Dio poteva pensare.

Mons. Bonetti è d'accordo con quanti dicono che la contemplazione salverà il mondo. Fino a quando non rinasceranno cristiani che contemplano il Mistero Divino, è impossibile cogliere la grandezza di questo Amore: pensando a questa unità tra il Creatore e la creatura, in quella Eucaristia la Sua Carne e la mia carne, il Suo Sangue e il mio sangue, il Suo Spirito e il mio spirito, in uno sposalizio che supera qualsiasi sposalizio al mondo, l'Infinito e il frammento umano che sono io: alla luce di queste nozze offerte di Gesù, a questa unità consumata con Gesù, dove viene in evidenza la mia povertà di risposta, il mio non amore, il mio tradimento. Davanti a Gesù, lo Sposo, non posso che presentarmi come il guardiano del tempio, come Zaccheo che scende dall'albero della propria sicurezza ed auto-giustificazione e si accorge di dover restituire quanto ha rubato; come Pietro, sulla riva del lago, che si rende conto che ha avuto amore e non osa neppure confessare il peccato....

Così Gesù, l'Amante innamorato dell'uomo, come ha istituito l'Eucaristia per raggiungermi qui, ora, con il Suo Corpo d'Amore, così ha istituito il Perdono e la Riconciliazione: “Vieni, ti abbraccio” , perché arrivasse fino a me, oggi, il suo abbraccio di perdono “a chi rimetterete i peccati saranno rimessi”.

Noi sappiamo che l'Eucaristia, questa invenzione stratosferica, divina, Gesù che ha voluto, è pure il mezzo per cancellare stabilmen-te il tempo e lo spazio per cui il Cenacolo in questo momento è in quella Chiesa dove si sta celebrando... Egli ha trovato il modo per dire a ciascuno dei presenti, a chi vorrà, a chi sarà con il cuore libero per rispondere “amen”, “Prendi, Io voglio farmi uno con te, con il tuo corpo, con quel corpo che tu disprezzi, quella storia che tu non accetti, Io voglio farmi uno con te, Io...”. Ha trovato il sistema per cancellare il tempo, 2000 anni spariscono: Gesù nell'ultima cena, Gesù in questo momento in quella Chiesa; ha cancellato lo spazio, il cenacolo, quel cenacolo.

Ma diventa altrettanto commovente che Lui abbia trovato il modo perché arrivasse a me l'abbraccio della Riconciliazione: “So che in questo momento prendi coscienza del tuo peccato, non voglio lasciarti andare con il dubbio, con la paura della solitudine, vieni, vieni, ti abbraccio, ti ho aspettato, oggi sarai con Me in paradiso, cioè entri dentro una vita nuova, vieni ...”.

A chi rimetterete i peccati saranno rimessi ”, è il Sacramento della Riconciliazione, tanto prezioso quanto dimenticato; la possibilità di ricevere l'abbraccio di Gesù come se si realizzasse per me l'abbraccio riconciliante del Padre verso il figliol prodigo che si è allontanato, ma anche verso il figlio che è in casa e non crede all'Amore del Padre.

Quando una relazione è povera, è più povero ancora il senso del mancare verso l'altro o l'altra; quando una relazione si impoverisce per mille motivi, non si sente neanche il bisogno di chiedere scusa perché non c'è neppure il senso di aver mancato e si arriva sempre all'auto-giustificazione. E' solo la contemplazione dell'Amore concreto e infinito dell'Eucaristia che fa scoprire la grandezza dell'Amore che il Signore ci offre con il Sacramento del Perdono: è solo l'Eucaristia che dà luce al Sacramento della Riconciliazione.

Finché non ci stupiremo così tanto del dono dell'Eucaristia, sarà difficile che noi riusciamo a utilizzare in pienezza il dono della Riconciliazione. Celebrare il Perdono è godere della fedeltà dell'Amore di Gesù... che non ci molla, non verrà mai meno alla fedeltà delle nozze con ciascuno di noi. Nulla, nessun peccato può far interrompere il vincolo nuziale che Lui ci ha donato con l'Eucaristia e che noi, con un piccolissimo “amen” in libertà, abbiamo accettato, anche se è stata solo l'Eucaristia della prima comunione, Lui ha unito la Sua Carne alla mia carne, di me bambino, dice “io non ti mollo” perché ho unito la Mia Carne alla tua; noi possiamo tradire e prendere mille strade, ma Lui quando ha fatto un corpo solo con ognuno di noi, non molla più, “Non ti mollo, puoi andare a p... finché vuoi, ma non ti mollo; puoi andare con tutti gli dei, ma non ti mollo, perché ti ho unito a Me”.

Osservate come la Chiesa nella sua sapienza è consapevole di che cosa è l'Eucaristia: ad ogni celebrazione che inizia premette un rito penitenziale “confesso a Dio e a voi che ho molto peccato”.

E riflettiamo sul fatto che molte persone partecipano alla Santa Messa arrivando in ritardo, sono numerose e arrivano alla spicciolata fino al Vangelo e ci si chiede se queste persone sanno cosa significhi pulirsi i piedi prima di arrivare in casa, se sanno che c'è un Amore così grande, mentre sembra quasi si rivolgano a Dio per chiedergli se è contento che loro siano arrivate, perché fanno una bella figura. Mancare al momento della confessione dei peccati, a riconciliarsi con Lui, vuol dire: “come posso cogliere quel dono d'Amore, se io non sento tutta l'indegnità davanti a un Amore così grande”. E' questo amore consapevole del Perdono che allora apre all'ascolto della Parola, perché si ha bisogno della Parola, senza nulla che ci distolga o distragga.

Chiedere al Padre la Misericordia celebrata nel nome di Gesù nella Confessione è riconoscere l'Amore per confessare il peccato. Solo questo è Perdono grande, continuo, senza misura che mi porta a celebrare il Perdono della vita di coppia. Non pensate di recuperare la dimensione del Perdono all'interno della vita di coppia, se non si recupera quel tipo di Perdono perché è quello che illumina le nozze, sono le nozze di Gesù con l'umanità che illuminano le mie nozze. Senza questa prospettiva che viene dal Perdono grande, nella vita di coppia ci si regolerà con il bilancino della giustizia secondo me, simile al bilancino dell'orologiaio, va per gradi, anzi, ancora meglio, il bilancino della giustizia, rendendo chi perdona giudice o superiore “siccome me ne hai fatte, adesso te le faccio pagare”, facendo scattare nel perdonante, inconsciamente, la rivalsa e, così, ogni più piccolo errore assume il volto del tradimento.

La Sorgente del Perdono è sempre l'amore ricevuto e il perdono accolto da Gesù e da qui prendono le mosse tutti i gesti di perdono richiesto o ricevuto nella vita di coppia.

 

E ora approfondiamo un attimo l'aspetto del perdono richiesto, domandato: domandare perdono; domandare perdono è sempre il segno di inversione di tendenza, di conversione : “mi sono accorto di aver mancato in qualche cosa all'amore”. Prendere l'iniziativa del chiedere perdono.

Le sollecitazioni a chiedere perdono vengono dalla consapevolezza dell'Amore ricevuto da Dio dalla persona che ho offeso e sono delle visioni che scomodano: l'amore non è “dai facciamo la pace”, questo lo si può intendere come un accordo, una non belligeranza, una pacificazione superficiale.

Chiedere perdono è “mi rendo conto che questa persona mi ama”. Chi non fa memoria dell'amore compie soltanto un atto di pacificazione, ma non di conversione. Chiedere perdono è ri-orientare la propria vita, è un ritorno. Il perdono è già accogliere la Grazia di Dio che ci fa ritornare sui nostri passi – dona un cuore nuovo –, ci dona la forza di ricominciare togliendoci il velo dell'orgoglio, guardando a Gesù che, pur non avendo compiuto peccato, si è coperto dei nostri peccati per redimerli in un amore più grande.

Il Perdono richiesto è risonanza, continuità o preparazione al perdono richiesto ad ogni Messa: andare a messa e dire “confesso a Dio onnipotente che ho molto peccato” e continuare a dire a casa “è colpa tua, è colpa tua” è un po' un controsenso - “ confesso a Dio onnipotente che ho molto peccato” e non cercare mai la riconciliazione..... E' solo vivere questa riconci-liazione nella coppia che mi fa scoprire il chiedere Perdono a Dio dei peccati della Messa o della celebrazione del Sacramento del Perdono, è celebrare in casa la Riconciliazione.

Nel domandare perdono ci si educa come coppia e si educano i propri figli al senso del peccato, si formano a una coscienza di peccato, si viene responsabilizzati al fatto che ogni peccato ha ripercussioni sulla vita di coppia e di famiglia.

Chiedere perdono è entrare nell'ottica di lasciarsi perdonare che è come lasciarsi amare, predisporsi alla prova. Abbiamo visto che cosa è chiedere perdono.

Guardiamo ora a che cosa è perdonare . Perdonare è celebrare il segno, i segni dell'amore, è l'abbraccio di una madre al corpo del figlio anche se è malato, anche se è deformato, è l'abbraccio reciproco della moglie e del marito che vivono un amore più grande della mancanza compiuta. Perdonare svela l'Amore grande, il Dono grande ricevuto.

Gli sposi partecipano all'Amore Misericordio-

so di Cristo per la Chiesa: questo è il dono ricevuto nel Sacramento, sono resi capaci di amarsi come Cristo ci ha amati, fino all'estremo, fino all'estrema solitudine della Croce: perdonare significa far sgorgare questa fonte d'amore che è in loro.

C'è una possibilità di Perdono in ogni vero Sacramento del matrimonio celebrato, si tratta di far sgorgare questa fonte, ed ho io la bacchetta per far sgorgare da quella roccia, come ha fatto Mosè, da quella roccia dove sembra impossibile da far sgorgare la sorgente del Perdono, perché è lo stesso amore che io ho ricevuto e che, come capacità di amare, avete ricevuto da Gesù Cristo. Perdonare, ripeto, significa far sgorgare questa fonte d'Amore che è in loro e che li riporta a vedere tutto con lo sguardo di Gesù.

Con il Suo Amore misericordioso, che è presente tra gli sposi, togliere il cuore indurito dai calcoli dei torti subiti, che spesso sono coccolati più del coniuge che ha peccato. Ed è così: quante volte vengono accarezzati i torti per giustificare la distanza, che è sostanzialmente un auto-consolarsi “nessuno mi capisce, qui nessuno mi ama, nessuno mi esprime un segno d'amore”. Togliere dal cuore indurito i calcoli dei torti subiti e uscire dalla palude per entrare dentro lo sguardo di Gesù.

Il perdono offerto in coppia non è mai soltanto una parola, è fatto di una ri-espressione, nel tempo successivo, di un sorriso, di un abbraccio, di un atteggiamento, di un modo con cui parlo di mia moglie, di mio marito davanti agli altri.

Il Perdono è una misura con cui saremo misurati ”Padre nostro, perdona come io perdono”, la diciamo grossa tutte le volte che diciamo il Padre Nostro- “ rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, purtroppo in questo modo rischiamo di scrivere la nostra condanna.

Il Perdono non avviene in un attimo, ma non va rimandato, bensì costruito passo dopo passo per arrivare al Perdono più grande, che è quello per il tradimento e dintorni. Non si deve essere ottusi e pensare che dalla sera alla mattina questo avvenga.

Certo il Perdono va costruito nel tempo e nella pazienza . Il Perdono è il superlativo di dono , è “donissimo”, con esso infatti non c'è più solo il dono del corpo, in modo totale, fino a morire l'uno per l'altro, ma nel Perdono c'è il Dono dell'animo, fino a raccogliere la ferita mortale ed essere pronti ad amare. Qui è il Perdono, quando avverto che sono chiamato a dare l'animo.

Questo, agli occhi del mondo è debolezza o ingenuità o sudditanza, ma agli occhi di Dio è attualizzare quel Dono di Gesù per ciascuno di noi, che è fedele comunque sempre; non ci molla e non ci mollerà mai fino a che in questo mondo abbiamo ancora un soffio di vita per sussurrargli, magari all'ultimo momento “si, ti amo ancora”.

I cristiani sono invasi da questa cultura, ma questa c'è già in chi si prepara al matrimonio, non la dicono ma, se provocati, la esprimono: “Se per caso tua moglie ti tradisce, tu che cosa fai?” “Mi separo”. Noi sappiamo che questo matrimonio non è valido, non è più un matrimonio, anche se lo fanno in chiesa con le campane e la comunione.

C'è da considerare che molti matrimoni, a questo punto, sono invalidi, ma non è possibile dimostrarlo, come invece viene richiesto dal codice di diritto canonico perché, essendo il matrimonio pubblico, vuole testimonianze pubbliche. Ma se io ho sempre pensato che, se mia moglie mi tradisce, io mi separo, in coscienza non è un matrimonio valido, pur se non sarà mai dimostrabile come non avvenuto, quindi dichiarabile nullo. Perché nessun matrimonio celebrato può essere annullato, si può riconoscere che non è realmente avvenuto, perciò si chiamano correttamente dichiarazioni di nullità.

Purtroppo, dietro questo modo di pensare l'amore c'è in fondo un supporto di presunti saggi psicologi, anche cristiani, che pensano che

sia un atto di debolezza cedere davanti al peccato della moglie o del marito: si tira in ballo la personalità dell'offeso, ma occorre più personalità a perdonare o a rinfacciare per una vita intera?

Il Perdono è il dono dei doni, quello che Gesù è venuto ad offrirci ed in modo speciale ha celebrato nel cuore di una casa.

Vi ricordate il racconto del paralitico che viene calato dal tetto al centro di questa casa e viene da Gesù un miracolo non chiesto? Il più grande miracolo che possa esserci, per il quale tutti gli altri vengono in secondo ordine: viene calato al centro della casa e tutti si aspettano il miracolo della guarigione, Gesù invece dice “ti sono perdonati i tuoi peccati” come a dirgli che è guarito anche nel cuore, oltre che nel fisico e con il cuore può ora scalare le montagne.

Il non perdono nella coppia e nella famiglia è anti-evangelico perché il perdono, la riconciliazione, è il cuore della nuova evangelizzazione, è l'unico modo per poter dare speranza a questa umanità.

Noi stiamo portando avanti ancora la civiltà con la legge dell'Antico Testamento “occhio per occhio, dente per dente”, e tutto ciò dentro la vita della famiglia, dentro il percorso dell'umano civile, dentro la conduzione di rapporti sociali, anche ad alto livello, mondiali. Se noi non vi inseriamo dentro la novità del Perdono non ci sarà pace nel mondo. Da qui la speranza del mondo è che qualcuno cominci a perdonare, che qualcuno interrompa la catena dell'odio, ma nessuno comincia: Gesù l'ha fatto 2000 anni fa, ma pochi lo seguono.

Il non perdonare della coppia è già un piccolo divorzio, il non perdono preclude il Paradiso e necessita di un tempo di purificazione, il purgatorio, fino a che il cuore potrà dire liberamente a chiunque “ti voglio bene, ti ho perdonato”, perché il Paradiso è il luogo delle nozze piene, delle nozze con tutti e della fraternità totale, non ci potranno essere “zoppi” nell'amore, ma tutti capaci di correre nell'unità dell'amore. Senza un cuore grande non si può entrare in Paradiso .

Sotto questo aspetto si può dire che la vita di coppia diventa la possibilità di usare la fisarmonica dell'amore che si apre a sonare l'armonia della bellezza di chi accoglie la diversità dei suoni che produce veramente la bellezza dell'amore (diversità dei figli, dei suoceri, dei parenti tutti, con l'amore verso tutti questi allargo il mio cuore così da essere pronto per il paradiso).

Si può quindi affermare una grande sinergia tra il Sacramento del Perdono e il Perdono nella coppia e nella famiglia. Il Sacramento del Perdono celebrato bene, consapevoli dei nostri peccati e sperimentando profondamente la Misericordia del Signore, ci rende capaci di aprire il nostro cuore ad essere misericordiosi e, nello stesso tempo, a riconoscere le nostre colpe e domandando perdono delle nostre colpe.

Un esercizio frequente di perdono in coppia e in famiglia, anche per le piccole cose, dona la giusta direzione di crescita spirituale che non può prescindere dal confessare i peccati al Signore, chiedere il perdono per tornare a gustare, anche oggi, l'abbraccio del Padre.

Suggerisce la lettura del prossimo libro, che uscirà in aprile, dal titolo “il corpo dato per Amore”- Ed. “Città Nuova”- dove viene messa in risalto la relazione tra matrimonio ed Eucaristia.

E un altro libro “La vita interiore degli sposi” Ed. Paoline.

Il suo sito è: www.mistero grande. org.



RISPOSTE DATE DA MONS. BONETTI

al termine della conferenza sul tema del Perdono.

D: Che cosa celiamo ai ragazzi del matrimonio? Quando si tocca allora il punto è sempre un problema: si può perdonare, fino a che punto lo si può fare, per dare un consiglio che cosa si può dire?

R: chi è addetto ai corsi per fidanzati si rende conto che è necessario ricostruire la fede per far loro gustare l'amore; la fede come appartenenza,

come vita perché solo alla luce di un recupero della fede si può gustare ancor più l'essere fidanzati. Questa è l'esperienza che stanno vivendo e noi dobbiamo per un certo verso richiamare, anche a chi fa il corso di corsa, quelle che sono le coordinate essenziali perché ci sia un matrimonio valido. Tuttavia, con il tempo, dobbiamo far loro capire che non possono buttare lì il discorso “perdonare sempre” se dentro non hanno l'esperienza dell'Amore di Dio.

Il Perdono, così come avevo detto, non si spiega senza Dio, non è possibile chiederlo a chi si sposa civilmente, può darsi che possano arrivare a questo livello ed è Grazia di Dio, ma è solo l'esperienza dell'Eucaristia che porta a chiedersi “io, come rispondo?”. Risulta quindi chiara la necessità di recuperare la dimensione di fede; ci vuole tempo... Ed è più facile con i fidanzati perché parlando dell'amore si può veramente recuperare la fede con parole semplici: la fede è fidarsi e quindi fidarsi di chi si ama. Facendo l'esperienza dell'amore c'è un filo che può condurre a scoprire l'amore.

Il fidanzamento è il luogo teologico della scoperta di Dio.

Utilizzare l'esperienza dell'amore per conoscere i sentieri per condurre le persone a Dio che è la sorgente dell'amore.

Far comprendere che i valori del matrimonio cristiano non sono quelli di un “normale” matrimonio, con l'eccezione che è celebrato in chiesa, ma è da considerarsi alternativo rispetto alla mentalità comune.(che non vede l'unione basata su Cristo)

Testimonianza di una donna che ha sempre perdonato il marito, chiedendo l'aiuto a Dio perché la situazione cambiasse, ed ora il marito è ritornato in seno alla famiglia

Testimonianza sul fatto che non sempre si ottiene la grazia della riconciliazione, pur credendo nel valore della famiglia, e dolore grande quando si vede che anche nelle famiglie che i figli si formano si hanno rotture e separazioni, nonostante questi figli avessero frequentato dei corsi prematrimoniali.

Si chiede perché non si possa pensare ad un aiuto anche per gli sposi, dei corsi che possano aiutarli a mano a mano che la vita matrimoniale procede dall'innamoramento alla quotidianità.

Una simile esperienza di dolore può diventare la molla per cercare come aiutare altre famiglie in difficoltà, in questo caso la mostra sulla sacralità della famiglia, dove sono gli scritti che accompagnano le immagini poste sui pannelli a far riflettere e meditare.

Dagli scritti lasciati come testimonianza dai visitatori della mostra sulla Famiglia si capisce che le persone ancora credono nel valore della famiglia, anche se vi sono situazioni dolorose, ma dovrebbero essere aiutate di più.

R: Si sente la necessità di formare sposi che comunichino il valore del Sacramento nel loro modo di vivere; non fanno paura i matrimoni in crisi, quanto piuttosto le coppie che, pur andando in chiesa, non “sanno di niente”, non hanno sapore, non comunicano il gusto della bellezza dell'unità, non si propongono con un amore così qualificante e bello da costituire un ideale e allora ci si deve domandare dove i giovani debbano guardare per avere l'esempio di un matrimonio cristiano e desiderare così di farlo. Nel matrimonio cristiano c'è un tesoro nascosto che spesso non è portato alla luce.

L'Ordine (ordinazione) e il Matrimonio sono due Sacramenti istituiti per il servizio altrui, perché si veda, immagine e somiglianza, perché sia effervescente, l'amore di Cristo sempre attivo per la Chiesa. Necessità quindi di “fare formazione”- con gruppi di famiglie in giro per l'Italia:

devono essere i laici che costituiscono la Chiesa (i sacerdoti sono pochi ed oberati).

Formare degli adulti che “dicano” la grazia del matrimonio.

D: come sanare le ferite che durano da tanti anni, dal momento che la giurisprudenza civile non aiuta nessuno o quasi nessuno.

R: Solo la pazienza del tempo e il ricostruire delle personalità cristiane forti sotto il profilo civile ci aiuterà a dare al matrimonio consistenza.

Purtroppo sotto il profilo civile si hanno delle chiare contro testimonianze o mistificazioni e queste ancor prima della giurisprudenza, che va a tirar fili di presupposti coltivati da altre professionalità, deleterie sotto il profilo cristiano per quanto riguarda il matrimonio e la famiglia.

Ad esempio alcuni servizi professionali che vengono svolti da psicologi che lavorano alla separazione e la promuovono, anche perché in genere producono un cliente quasi sicuro che, fatta la separazione, ha bisogno di essere seguito e accompagnato. Così si dica per gli avvocati, che si scannano in tribunale per aver sempre la parcella alta da presentare al proprio cliente.

In certe circostanze sembra che venga obnubilata l'intelligenza, c'è l'espressione di un Salmo che mi impaurisce certe volte “la lontananza da Dio fa perdere la luce, la testa” e quindi si comincia a vedere nero quando è bianco e viceversa, e in genere l'intelligenza è attaccata al cuore, se il cuore va in tilt, l'intelligenza va in depressione. Sembra che questi “artigiani” della separazione debbano sempre arrivare allo scontro, prendendo spesso in mezzo i figli, che vengono tirati da due parti.

Come strategia pastorale c'è quella di coltivare delle coppie che ritornino a dire la bellezza che Dio ha fatto quando ha creato il loro matrimonio. Pur con tutta l'attenzione che vogliamo dare alle coppie di separati, e su questo non ci sono dubbi, ma quando vedo che talune attenzioni pastorali pongono al primo posto della pastorale familiare l'attenzione ai divorziati e risposati, con tutto il rispetto per loro, (nella mia parrocchia ho un filone di accompagnamento anche per loro), dico che non è quello il primo punto: è come se dicessi in una pianificazione della salute pubblica, il primato è curare i malati, il primato è invece che tutti siano sani, come dire “curiamo i feriti” ma che non si feriscano, questo è il punto, cioè c'è una modalità di accompagnamento, è veramente un cambio strategico di pastorale.

Però siccome una pastorale è impostata sulla maggioranza ed adesso la maggioranza è formata da tanti separati, allora diciamo così... che Gesù avrebbe dovuto fondare la prima comunità composta da almeno 12000 discepoli. Ma poiché una tal maggioranza non la poteva seguire, ha scelto una minoranza. Lui ha gettato un seme per coltivare il mondo, noi preghiamo che ci sia il mondo per coltivare il seme.

Noi non abbiamo il coraggio di coltivare il seme, siamo ancora qui a raccogliere, “quanti sono venuti all'incontro?”

Io faccio l'incontro di spiritualità per gli sposi dove intervengono 10/12 persone, ma io non rinuncio, perché è questo il tempo speso bene, do loro da mangiare, li tengo bene, cioè... DEVO FAR CRESCERE LA FECONDITA' DI QUALCUNO PER METTERE FINE ALLA STERILITA' DI MOLTI.

Oggi abbiamo un mondo di adulti che non sa comunicare la fede e continuiamo a coltivare questi adulti invece di rendere fecondo qualcuno, prendi piuttosto una persona che sappia enunciare “Gesù è vivo”, ma se non cominci così, con qualcuno che è fecondo, non si fermerà questa sterilità.

D: Se nell'ottica è meglio far star bene che curare, non è il caso di dare più valore all'aspetto della sessualità, che viene spesso considerato come un corollario?

R: Nel corso di preparazione al matrimonio che in totale dura due anni, c 'è anche una parte che si occupa della sessualità e che serve a cantare che Dio ha fatto una cosa gran bella, perché l'ha fatta Lui, è poi il demonio che ha fatto sì che il gioco dell'amore diventasse il gioco dell'egoimo: ho in animo di tenere dei corsi sulla “spiritualità della sessualità”, perché l'Eros è stato redento, è diventato Agape! Dal libro di Papa Benedetto XVI “Deus caritas est”.

 

Mons. RENZO BONETTI, laureato in Psicologia, ha insegnato presso lo Studio teologico S. Zeno di Verona. Dopo essere stato parroco per alcuni anni (dal ’76 al ’82) è stato nominato delegato vescovile per il coordinamento delle attività pastorali (dal 82-83). Vicario episcopale dal ’98 per la pastorale e assistente diocesano per l’Azione Cattolica. E’ stato direttore dell’Ufficio per la pastorale giovanile della CEI.
Oggi è parroco di Bovolone nella diocesi di Verona e Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia.
Nel periodo 1995-2002 è stato Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della Conferenza Episcopale Italiana e negli anni 2002-2006 ha coordinato, su incarico del Consiglio Permanente della CEI, il Progetto Parrocchia-Famiglia, che ha coinvolto 32 parrocchie del territorio nazionale.
Come Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEI, ha promosso il Master biennale per coppie che vogliono approfondiore la teologia e la pastorale della famiglia, le Settimane estive di formazione e le Settimane Nazionali di studi sulla spiritualità coniugale e familiare.

Da queste Settimane sono nati i volumi da lui curati:
Cristo sposo della Chiesa sposa. Sorgente e modello della spiritualità coniugale e familiare (Roma 1997);
Il matrimonio in Cristo è matrimonio nello Spirito (Roma 1998);
Verginità e matrimonio. Due parabole dell’Unico Amore (Milano 1998);
Padri e madri per crescere ad immagine di Dio (Roma 1999);
La reciprocità Verginità-Matrimonio. Il dono dell’alterità nella Chiesa Una Santa (Siena 1999);
Eucaristia e matrimonio: unico mistero nuziale (Roma 2000);
Progettare la pastorale con la famiglia in parrocchia (Siena 2001);
La reciprocità uomo-donna. Via di spiritualità coniugale e familiare (Roma 2001);
Mistero pasquale e mistero nuziale (Roma 2003);
La famiglia è in sè stessa buona notizia (Siena 2003).

Inoltre ha pubblicato come autore:
Quando il sì è per sempre. Dire l’amore con corpo e anima (Ed.San Paolo 2003);
e come co-autore con P. Rota Scalabrini, M. Zattoni, G. Gillini, Lezioni d’Amore.
Leggono il Cantico dei Cantici una coppia, un esegeta, un pastoralista (Brescia 2000) e Innamorati e fidanzati (Ed. San Paolo 2003).
Ha realizzato il contributo Fare Chiesa anche in famiglia. Prospettive pastorali nel volume a cura di E. Castellucci e R. Fabris Chiesa Domestica (Ed. San Paolo 2009).
Ricordiamo infine i volumi La fecondità degli sposi oltre la fertilità (Ed. San Paolo 2007) Famiglia, sorgente di comunione (Ed. San Paolo 2009); e Il sacramento delle nozze, fonte di spiritualità che raccolgono la prima, la seconda e la terza serie di catechesi per gli sposi trasmesse su Radio Maria.

 

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